LA STORIA DEI PALADINI DI LOT



La Storia:

La notte era cupa, e il Cavaliere stanco.
Era giunto in un luogo a lui ignoto, guidato più dall'istinto che dalla conoscenza del luogo.
Alla luce della Luna, vedeva intorno a lui antiche colonne e statue in rovina.
Il Cavallo si era fermato, ed il Cavaliere scese di sella.
Lentamente si incamminò verso una grande radura, rotonda, al centro della quale stava un sarcofago nero, lucente nella notte.
Avvicinandosi, il Cavaliere iniziò a distinguere una grande lapide nera, sulla quale egli lesse queste parole

Dentro il cerchio della Tavola
Sotto la sacra spada
Un Cavaliere deve giurare di obbedire
Al codice che è senza fine
Senza fine come la tavola
Un anello saldato dall'onore

Queste parole risuonarono nella mente del Cavaliere come un tuono nella notte.
Da troppo tempo egli seguiva il Male, e ne era stanco.
Il suo animo fu come percosso da una folgore, ed egli cadde in ginocchio, straziato dal dolore e dal rimorso del male compiuto.
Ad un tratto, attorno a lui si materializzarono le figure severe di Cavalieri, che fisse lo guardavano senza proferir verbo.
Il Cavaliere le osservava, ma non ne aveva paura, perché solo Bene ed Amicizia sentiva provenire da loro.
Una delle figure si avvicinò, e disse:
Un Cavaliere giura di essere valoroso
Così io, Gawain, parlo.
Anche la seconda spettrale figura si avvicinò, dicendo:
Il suo cuore conosce solo virtù
Così io, Kay, oarlo.
E tutti li altri si avvicinarono, e le voci si inseguivano nell'aria:
La sua spada difende gli inermi
Così io, Sagramore, parlo.
La sua forza sostiene i deboli
Così io, Parsifal, parlo.
La sua parola dice solo verità
Così io, Galahad, parlo.
L'ultimo Cavaliere si avvicinò, e dalla sua figura promanava un'aura di nobiltà e di virtù quali mai il Cavaliere aveva mai visto.
La sua collera stermina i malvagi
Così io, Lancillotto, parlo.
La mano spettrale si posò sulla spalla del Cavaliere, infondendogli coraggio e virtù.
Il Cavaliere rialzò la testa, mentre le figure spettrali si dissolvevano lentamente, nella notte.
Un coro di voci mistiche si levò nell'aria, mormorando parole che si impressero come marchiate a fuoco nell'animo del Cavaliere.

Il giusto non può morire
Se un uomo ancora ricorda
Le parole non sono dimenticate
Se una voce le pronuncia chiare
Il codice per sempre riluce
Se un cuore lo conserva splendente

Un rumore arcano attirò l'attenzione del Cavaliere.
Il grande sarcofago al centro della radura si era aperto, ed una figura, dalla quale emanava un'aura di bontà e di saggezza, di eroismo e cavalleria, ne stava uscendo.
Il Cavaliere si inginocchiò dinanzi alla figura, sentendo di esserne in qualche modo esaminato.
"Io sono Artù di Camelot, Cavaliere, e questa che tu vedi qui è Camelot, la culla della Cavalleria. Noi qui siamo i custodi dell'Antico Codice. So che hai seguito le vie del male, Cavaliere. Ma l'Antico Codice ti chiama a seguirlo. Per riparare al Male che hai fatto, una missione, lunga e pericolosa, Ti attende.
Sei tu disposto ad accettarla ed a seguire le regole che l'Antico Codice detta?
Sì…mormorò il Cavaliere
Ascolta allora…in un luogo lontano da qui, il Male combatte. Le forze del bene sono deboli e stanno soccombendo. Io ti incarico di recarti colà, e di radunare, nel nome dell'Antico Codice, un gruppo di Paladini intorno e Te, e con loro di opporti al Male.
Lo Farai Tu, Cavaliere?
Lo farò, rispose il Cavaliere.
Il Tuo nome, Cavaliere…replicò la Figura di Artù
Prester è il Mio Nome, rispose il Cavaliere.
Prester di Lot, io ti nomino Paladino dell'Antico Codice. La tua città è in pericolo, torna e come Ti ho detto, combatti e vinci. Per distinguere la tua schiera, ecco il simbolo che io ti dono.
Ciò detto, la spettrale figura svanì lentamente.
Prester si alzò in piedi, ma il suo animo adesso era sereno.
Guardò il suo scudo sul quale al posto del drago nero era apparsa una croce bianca.
Le prime luci dell'alba erano appena sorte, quando il Cavaliere risalì in sella e galoppò verso la città lontana.
La croce bianca sul suo scudo brillava, luminosa come una stella.
L'antico codice viveva ancora, nel cuore di un generoso.

 

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